Quando nel piatto finisce la leggenda metropolitana

In mostra ad Alessandria le “bufale” su cibo e alimentazione

Paolo Toselli è l’ideatore della mostra promossa in occasione dell’Expo

MAURO FACCIOLO
ALESSANDRIA -17/09/2015

Gli innumerevoli «effetti collaterali» della Coca-cola: dalla capacità abbronzante a quella spermicida, fino al grado di acidità tale da essere in grado di corrodere una monetina; le liste dei prodotti assolutamente pericolosi per la salute, come il «famigerato» additivo E 330; le fantasmagoriche proprietà del «fungo cinese»; gli agnolotti preparati con ripieno di Kit e kat e via elencando. È l’anno dell’Expo e anche il Centro per la raccolta delle voci e leggende contemporanee vuol dire la sua. Lo fa con una mostra allestita al museo etnografico «C’era una volta» di Alessandria (piazza Gambarina), da venerdì 18 settembre (inaugurazione alle 18) al 18 ottobre, dal titolo «Ma cos’è questa robina qua? Storie e leggende metropolitane sul cibo». L’ideatore è Paolo Toselli, uno dei fondatori, 25 anni fa, del Centro stesso.

Spiega Toselli: «Ci sono storie di grande suggestione che riguardano l’alimentazione, leggende metropolitane che confermano il profondo significato socioculturale del cibo. Tutto ciò che mangiamo è intriso di simboli, tradizioni e abitudini. Attraverso il cibo noi giudichiamo gli altri e diffidiamo di quello che non conosciamo o viene da “fuori”. Oggi, come tempi addietro, circolano centinaia di false voci, dicerie e credenze su strane credenze e orride contaminazioni. Così abbiamo pensato di esporre, per la prima volta, contenuti, immagini, oggetti e protagonisti delle più famose leggende metropolitane, con una sezione speciale dedicata al cibo degli “alieni”».

Di tutto un po’  

Che dire, ad esempio, dei cibi «strani» che finiscono nel piatto a insaputa del commensale? Dal topo al gatto, al cane, fino alla carne umana: nell’arco degli anni le leggende metropolitane si rinnovano, si ammantano di tecnologia, ma sempre tali restano. Toselli ripercorre le voci portando esempi che vanno dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri. Tenendo conto di quel grande «amplificatore» planetario di bufale che è Internet. «Un tempo – racconta – a circolare erano i volantini ciclostilati, come quello attribuito a un prestigioso istituto di ricerca francese (che l’ha più volte disconosciuto) con un elenco di sostanze cancerogene presenti nei coloranti. Come l’E 330. Peccato che invece sia solo acido citrico. Oggi ci pensa il Web a diffondere queste e altre leggende».

Alieni in tavola  

Una sezione della mostra è dedicata agli alieni e non poteva essere altrimenti, visto che Toselli è in Italia uno dei maggiori studiosi del fenomeno Ufo: «Si parte dal caso statunitense di incontro ravvicinato del 18 aprile 1961 in cui un occupante di un Ufo ha donato a un perplesso terrestre, in cambio di un po’ di acqua, quattro frittelle. Della vicenda si interessò anche la commissione del “Project Blue Book” dell’Aeronautica militare statunitense. Ma ci sono anche riferimenti alla sbronza di birra che prese ET nel film di Spielberg, ai biscotti commemorativi dei 50° anniversario dell’Ufo crash di Roswell, ai canestrelli alieni, dolce tipico di Torriglia (Genova), ma ricoperto da una glassa di pistacchio, color verde, in omaggio agli alieni incontrati dall’allora metronotte Fortunato Zanfretta in quel luogo».

Orari e conferenza  

La mostra è visitabile a ingresso libero tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19, con l’eccezione del mercoledì pomeriggio e della domenica mattina. Venerdì 25 settembre, alle 21, è in programma una conferenza tenuta, oltre che da Toselli, da due cofondatori del Centro raccolta voci e leggende contemporanee: Danilo Arona, scrittore e investigatore del mistero, e Laura Bonato, docente universitaria.

[Tratto da lastampa.it]

 


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