“Queste storie chi le sa, spesso le tiene dentro, per non passare per un anormale.”

Indirizzata ad: “O.R.S.A.” – Osservatorio per la Raccolta delle Segnalazioni di Avvistamento, ricevo da un lettore de “La Nazione”:

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A riguardo le notizie sugli UFO,…, avrei da raccontare un fatto anch’io, che premetto mi ricorda vecchie storie raccontate attorno al focolare alla sera, nei tempi passati, per mettere paura, soprattutto ai monelli.

                In anni precedenti la prima guerra mondiale (1910?), un racconto di mia nonna (defunta ormai da anni) rimasto impresso fin dall’infanzia, mi ritorna ora più che mai alla memoria.

                Una mattina presto, sulla strada del cimitero, due, tre persone che andavano insieme alla macchia a far legna (lo dico con le parole della nonna e come le ricordo), dopo la lunga salita, appena girata la curva prima del camposanto, all’improvviso davanti a loro, fu veduto scendere da uno “strano affare” (come una cabina di un Ape), un piccolo ometto tutto verde e molto brutto di faccia, il quale sembrò come voler parlare a quelle persone, ma queste scapparono subito di corsa, e mai più fu poi visto quell’essere. Ma lasciando al centro della strada bianca, dove si era posato con lo strano aggeggio, la breccia tutta annerita. Allora pensarono più all’apparizione del demonio che ad un ‘marziano’.

                Non so che importanza può avere dopo tanto tempo, questo racconto, e non essendo testimonianza diretta, comunque sia, queste storie chi le sa, spesso le tiene dentro, per non passare per un anormale. E prima di scrivere queste righe, ci ho pensato due volte anch’io.

                Tutto qui.”

Distinti saluti, un ANONIMO CALVESE

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Fin qui nulla di particolare. Anzi, visto che chi scrive non si firma nemmeno.

Ma, sei mesi dopo arriva una seconda lettera, ancora di ignoto. Questa è per il: “Centro di Studi Ufologici”.

E’ scritta a macchina, come la prima e racconta la stessa storia (ovviamente con parole diverse); l’indirizzo sulla busta è sicuramente scritto dalla stessa mano della precedente, che stavolta “si firma”: Un nipote ormai vecchio, di una di quelle donne.

I destinatari (“O.R.S.A.” –  che era un mio progetto di ricerca personale, per la prima – ed il “C.(I.)S.U.”, per la seconda) sono apparentemente diversi, almeno per chi non collegasse il mio nome ad entrambi. Tutte e due le lettere sono in “risposta” a due distinti interventi sul quotidiano “La Nazione”.


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