IL (piccolo) MANUALE DELL’APPRENDISTA UFOLOGO -3-

M.A.U. – PARTE PRIMA

Capitolo primo: IL FENOMENO U.F.O.

 

1.1.     Presentazione del fenomeno

Vediamo subito, insieme, cosa vogliamo intendere con l’espressione fenomeno ufo, sia nella concezione generale (quello che naturalmente la maggior parte delle persone pensa) che in quella più ristretta degli “addetti ai lavori” (coloro che ne sono impegnati direttamente: gli ufologi).

1.2.     Cosa s’intende per “u.f.o.”?

Comunemente, la sigla U.F.O. (“Unidentified Flying Object” -“anidentifaid flain obget”– in italiano: Oggetto Volante Non Identificato; sigla: O.V.N.I.) è collegata ad “extraterrestre”, come se si trattasse, a tutti gli effetti, di una vera e propria “equazione” (in matematica, quando c’è uguaglianza tra due espressioni): U.F.O. = Extraterrestre. E intendendo per extraterrestre l’abitante di un altro pianeta, il classico marziano tanto per capirci. Non è così.

Chi segue il fenomeno (chi comunque se ne interessa) sa quali e quante siano le (molte) ipotesi che cercano di spiegarne l’origine e che la citata equazione è doppiamente errata.

 

da:www.disegnidacoloraregratis.it/

Innanzitutto, l’ufo non è il “pilota”, “l’occupante”, “l’alieno”, “il visitatore” che a bordo del disco volante viene a farci visita. L’ufo è il disco volante, “l’oggetto”, “la nave spaziale”…

Ma, ancora di più, per l’ufologo, l’ufo non è tanto la “cosa” vista solcare il cielo, o atterrare, quanto l’intero suo fenomeno. Preferiamo cioè parlare di fenomeno ufo nel suo complesso anche, e soprattutto, perché… non ne sappiamo, sinceramente, un granché!

Cos’è dunque il fenomeno ufo? Tentiamo di descriverlo.

E’ la “visione”, spesso supportata (sostenuta, confortata) da elementi (dati meccanici, testimonianze) riscontrabili a posteriori (“dopo”), di un evento (un episodio) “oggettivo”, “concreto”, “vero” per chi lo osserva, di un corpo in cielo o a terra, con o senza “equipaggio” e che ha comportamenti tali da non permettere, all’osservatore, una identificazione certa (riconoscimento) in termini convenzionali (conosciuti). In sintesi: vedere “qualcosa” in aria o appoggiato a terra che non si riesce a riconoscere come “cosa” conosciuta.

A questo aggiungiamo che la sua identificazione non potrà esserci nemmeno dopo uno studio da parte di esperti. Infatti, se ciò avvenisse (il riconoscimento), saremmo in presenza di un “I.F.O.”[1] (“Identified Flying Object” -“aidentifaid flain obget“- oggetto volante identificato) e non di un UFO.

“L’etichetta ufo” viene dunque assegnata a quegli episodi per i quali non è possibile dare, almeno al momento, una spiegazione logica.

Come dici, tu in fondo? E allora perché occuparsene?

La risposta è semplice: perché sono troppi! Perché non possiamo dire a noi stessi: “faccio finta di niente”. Perché la nostra intelligenza ce lo vieta. L’uomo ha bisogno di risposte. E, per finire, perché: oggi non abbiamo la risposta. Oggi! Domani, prima o poi, l’avremo. Qualunque sarà.

Per averla, però, è necessario studiare. Per l’intanto, comunque, “qualcosa” sappiamo: sappiamo ciò che esso non e’!

Non è un aereo; non è un fulmine globulare (poi vedremo di che si tratta, nell’aula di astronomia e meteorologia); non è una errata interpretazione del testimone; non è un’allucinazione; non è un mito; non è insomma né un prodotto della tecnologia, né della Natura.

E ciò non è poi così poco, no?

______________________________

[1]   Parte terza “I.F.O.”

(il disegno è ripreso da: www.disegnidacoloraregratis.it)

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