M.a.U. -8-L’etica in ufologia

1.9.     Etica

Etica. Cos’è?

Sfogliamo il nostro vocabolario e cerchiamo. Si, lo so, molti fra voi non amano questa abitudine –Eh, Cristiano?- ma, vi assicuro, oltre che bella in sé in quanto possiamo imparare tanto (torna sempre utile!), se non conosciamo il vero significato di una parola: come possiamo capire pienamente il “discorso” che la contiene? Faremo, sicuramente, molta più fatica e, probabilmente, cadremo in grossolani errori d’interpretazione. Dunque: etica… etica… oh, ecco qua: “Il complesso delle convinzioni morali di un singolo o di una collettività”; con: “etico”, quale aggettivo: “Ciò che riguarda il costume (non da… bagno o da… carnevale! Ma ciò che s’intende per: abitudine, usanza, tradizione…), il comportamento morale”. Si, etica, infatti, può avere anche il significato di: morale (ciò che, in sintesi, si riferisce ai cosiddetti “valori” –spirituali e non solo- della coscienza dell’uomo che si realizzano attraverso il comportamento, pubblico e privato, fondato su quei principi base del bene e del male.

Cioè, è etico quel comportamento umano che si rifà a quei valori che sono –pressoché codice eticoda sempre- considerati “positivi” nella vita quotidiana, poiché si basano sulla capacità di saper distinguere ciò che è bene da ciò che non lo è. (Ricordate quel: “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”? Bene, proviamo ad “allargarne” il concetto… )

Qualcuno sta chiedendosi cosa c’entra questa benedetta etica con l’ufologia? C’entra, c’entra, semplicemente perché: ogni attività che svolgiamo, per forza di cose, va ad interagire (e quindi procura azioni e reazioni) con il nostro prossimo e, conseguentemente, si rende necessario che il “comportamento” sia… etico e cioè: non contrario ai valori positivi della persona. Non offensivo, non obbligatorio, non maleducato, … , ma: rispettoso.

Ecco quindi che la questione riguarda anche l’ufologia (o meglio: il “fare” ufologia) ed è naturale scoprire che ci si sia posti il “problema etico”, come vedremo nel prossimo paragrafo.

 

1.10.   Codice di comportamento

Ogni giorno, in ogni occasione che ci si presenta, sia in mezzo ad altre persone che da soli, noi agiamo, ci comportiamo secondo delle “regole”.

Il nostro fare o non fare è, cioè, direttamente dipendente da una serie di obblighi o divieti che non sono solo quelli “imposti” dalla Legge che ordina la vita sociale ma che sono anche espressione di quei valori già nostri (che sentiamo naturali) o che comunque accettiamo per: buoni, giusti, opportuni, …

Regole che sappiamo di dover seguire perché il nostro comportamento sia il più possibile corretto. Corretto verso gli altri ed anche verso noi stessi e che a tutte, nel loro insieme, così come per le raccolte delle varie leggi che siamo chiamati a rispettare, diamo la definizione di codice, “codice di comportamento”.

Così, sin dai primi Anni ’80, anche l’ambiente degli ufologi, nella considerazione del proprio interagire (e non solo nei confronti dei testimoni) ha ritenuto fosse necessario munirsi di un proprio codice di comportamento (“c.d.c.”).

Questa idea vede la luce in Inghilterra, ad opera di alcune organizzazioni quali: “UFO Investigators Network” (UFOIN – “iu-ef-ou investighetor netuorch”- Rete Investigatori UFO), “British UFO Research Association” (BUFORA – “britisc iu-ef-ou resersc assosiescion”- Associazione Ricerca UFO), “Northern UFO Network” (NUFO – “nortern iu-ef-ou netuorch”- Rete UFO Settentrionale) ed è stata continuamente aggiornata fino a giungere alla stesura attuale (1999), della UFOIN, accettata da diversi centri studi.

Ovviamente, firmare la propria adesione alla “Carta” implica (richiede) dover seguire quanto in essa contenuto, pena, nei casi gravi, addirittura la destituzione (la rimozione dall’incarico) dal centro stesso.

 

Dettagli del codice.

 

Il c.d.c. indica, consiglia e (anche) obbliga.

Le “responsabilità” dell’investigatore sono suddivise in tre aree.

  1. Verso il testimone: garantire l’uso confidenziale di una serie di dati personali che lo riguardano; rispettare in ogni circostanza ogni dubbio, perplessità, necessità che possa nascere; chiedere autorizzazioni ogni volta necessitino; informarlo su tecniche e tipologie di ricerca che potrebbero essere svolte; …
  2. Verso il “pubblico”: garantire un comportamento razionale, scientifico e responsabile, sia nelle proprie affermazioni che negli atti.
  3. Verso l’ufologia: garantire la giusta circolazione dell’informazione (che deve essere raccolta secondo una corretta metodologia d’inchiesta).

In sintesi: trattare il testimone nel ppagliaccioieno rispetto della dignità della persona; comportarsi da onesto cittadino e buon professionista. Un ufologo insomma, non un buffologo!


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