Bolle di sapone.

Una storia vera.

E’ festa grande in casa Mori.

Sono i giorni che precedono un felice evento: il matrimonio della loro primogenita e tutta la casa è come “impregnata” dei profumi dei fiori, delle corse frenetiche dei famigliari e degli amici, dei doni e di quell’aria tersa di fine agosto.  Tutto è gioia e … ansiosa attesa.

Ci sono degli invitati ed uno in particolare, la “signorina” Maria, classico esempio di giovane ottantenne che definire “arzilla” è quasi un non complimento anagrafico, è invitata a fermarsi per trascorrere la notte insieme alla famiglia della futura sposa.

La sua camera è nella mansarda e da lì la vista “panoramica” è delle migliori.  A destra le luci del paese, davanti il verde del giardino e delle altre  villette sparse, a sinistra le montagne che tracciano il perimetro della conca cittadina.  Un “bel-vedere” che, unito al silenzio della notte in arrivo, concilierà un sereno riposo.

Un “buona notte” reciproco e ciascuno si ritira nella propria stanza.

La notte trascorre buona, altrochè!LUCE DA ESTERNO

Alle sette del mattino la signorina Maria scende nel soggiorno e alla sua ospite, intenta a sorseggiare un buon caffè, racconta la cosa buffa accadutale che non le ha permesso di dormire.  Ed in effetti si sente intontita, proprio come chi ha passato quelle ore “in bianco”.

Era stata svegliata da una forte luce che rischiarava tutta la camera.  La luminosità proveniva dall’esterno, era di colore verde ed era così intensa da permetterle di leggere l’ora senza accendere la lampada.  La lettura le aveva fatto capire che non era già mattino come credeva, infatti erano appena le tre.

Maria si alza dal letto e và verso la finestra.

Quello che le è di fronte ha dell’incredibile e la lascia letteralmente incantata.

A pochi metri dalla casa, a pochi metri da terra c’è un grande oggetto da cui parte il raggio di luce verde che investe “a giorno” la stanza.  La sua forma è cilindrica, una sorta di “sigaro”, ed è sospeso nell’aria.SIGARO

Mentre racconta cerca di aiutarsi con uno dei tovaglioli che sono sulla tavola per meglio “spiegare” la forma di quella strana cosa e … continua.

Lei rimane lì, “incollata” a quella visione, tranquilla, incuriosita, piacevolmente colpita.  Pensa che potrebbe o dovrebbe chiamare gli altri affinchè vedano anche loro ma, crede più opportuno non disturbarli, non intimorirli.  Resta a guardare.

Lo spettacolo riserva altre sorprese.

Oltre al grosso fuso ci sono infatti altri due oggetti, della stessa forma ma, più piccoli.  Questi vanno in sù e giù ruotando intorno al primo, comparendo e scomparendo come in un bel gioco.  E  Maria ora sorride divertita: in questo movimento, in questo giocare, facevano come dei palloncini, come i bambini.

Che vuol dire: palloncini, come i bambini?

Ma si!  Come fanno i bambini con l’acqua saponata!

       bolle     La signora Mori interrompe per un attimo il racconto della sua amica.  Vuole dirle che allora ha visto gli Ufo!  La risposta di Maria rivela per intero la sua genuinità : ” Non sò come si chiamasse ma di certo, seppure grande come un aeroplano, non era un aeroplano!

Il tempo trascorre ma la “signorina” non se ne avvede sicuramente.  Non ci sono rumori, nulla disturba quel suo “vedere”.   E d’improvviso, così come era iniziato, il bel sogno “ad occhi aperti” ha termine.  La “macchina” schizza via e con essa i due “piccoli”, velocissimi scompaiono alla sua vista, là, verso la montagna .  Via in un attimo lasciandosi dietro una grande scìa bianca.

Sono le sei e trenta.  La scena è durata ben tre ore e mezza e Maria è stata sempre lì alla finestra, per tutto il tempo!  Anche il suo racconto è terminato ed insieme alla sua ospite ritorna in camera per farle vedere dove era quella cosa buffa.

La scìa lasciata dagli oggetti è ancora ben visibile e lo resterà per altro tempo ancora sì che potrà vederla anche il signor Mori una volta svegliatosi.

Certamente la nostra “signorina” stà sorridendo tutt’ora ripensando a quelle bollicine di “acqua saponata” che non l’hanno fatta dormire ma che le hanno regalato una notte indimenticabile.

[da: “A colazione con gli ufo” – Mari editore- 1997]

           

 


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